Cos’è che rende speciale un sintetizzatore? Beh, la risposta non è così facile come si può pensare, ad alcuni piacciono gli arpeggiator come quelli del Juno, ad altri il suono ottenuto da diversi segnali analogici impilati… insomma, qualsiasi opinione su cosa è “meglio” in un sintetizzatore è sicuramente soggettiva perché legata al gusto individuale.

Dopo la doverosa premessa è bene inoltre precisare che questa lista non vuole essere un elenco dei migliori sintetizzatori ma semplicemente di quelli che hanno influenzato maggiormente la storia della musica sia sul piano sonoro che dell’innovazione.

Mini Moog

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Probabilmente il Minimoog Model D di Moog è stato il sintetizzatore che ha dato inizio alle danze. Progettato nel 1970 quando i sintetizzatori stavano iniziando a diventare popolari, è stato il primo a non essere ingombrante e soprattutto facile da usare.

Grazie a tre oscillatori, il Minimoog riusciva a ricreare il suono del suo fratello più grande (il Modular) e grazie alla semplicità dei comandi i musicisti potevano finalmente portare dal vivo uno strumento col quale era facile richiamare le impostazioni per i suoni più adatti alla performance.

Il successo di Minimoog Model D è stato tale che oggi Moog lo ha addirittura rimesso in produzione (per il momento in edizione limitata).

Arp 2600

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L’ARP 2600 rimane uno dei più ricercati sintetizzatori dell’epoca per le sue caratteristiche ibride: progettato e venduto come una sola unità, possedeva infatti le caratteristiche soniche dei modulari pur non essendo tale (non era infatti possibile sostituire gli oscillatori). L’Arp 2600 integrava effetti, preamplificatori e cablaggio interno senza che fosse necessario collegare alcun cavo per farlo suonare e grazie a queste caratteristiche gli oscillatori potevano essere corretti con noise generator, ring modulator etc.

Korg Ms20

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Come l’ARP, il Korg MS-20 ha un percorso del segnale hard-wired che può essere aggirato o interrotto da un sistema di patch, ma è qui che finiscono le somiglianze; MS-20 è un monosynth portatile molto più piccolo dell’ARP Odyssey con caratteristiche che lo rendono un accoppiamento perfetto per grandi sistemi modulari o per altri sintetizzatori che richiedano più carattere.

Da un punto di vista sonoro, l’MS-20 è molto versatile con la possibilità di passare da suoni percussivi a linee di basso “grosse” e rotonde.

Di recente Korg ha rilanciato questo strumento in versione MINI che rende giustizia all’originale.

Sequential Circuits Prophet 5

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Finora abbiamo visto sintetizzatori che sono stati innovativi anche per la loro capacità di essere “discreti” o semimodulari, ma un elemento chiave che è mancato in ognuno di questi è la capacità di salvare i parametri di un suono in memoria in modo che potesse essere richiamato in qualsiasi momento; ebbene, il Prophet 5 è stato uno dei primi sintetizzatori ad integrare soluzioni di storage reale per le patch, insieme ai vantaggi di un design innovativo. Con 5 voci di polifonia e due oscillatori per voce, il Prophet 5 si è distinto per un suono riconoscibile che è possibile ascoltare nelle opere dei Kraftwerk e di John Carpenter.

Oberheim OB-Xa

L’Oberheim ed il Prophet sono in qualche modo fratelli; arrivati nello stesso periodo sono stati i primi synth a permettere la memorizzazione delle patch. L’OB-Xa ha caratterizzato i leggendari circuiti integrati Curtis noti per il loro suoni e per le loro uniche capacità di controllo, integrava anche un filtro che permetteva di ottenere suoni grintosi e più nitidi: molti lo ricordano in Jump di Van Halen.

Roland Jupiter 8

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Roland è entrata nel mondo dei sintetizzatori con lo Jupiter 8, un synth a 8 voci con due oscillatori disponibili per voce ed una superficie di programmazione distinta in blocchi di cursori; lo Jupiter è stato uno dei primi sintetizzatori ad integrare l’arpeggiatore.

Grazie alle caratteristiche degli oscillatori, il Jupiter ha un suon ben distinto e riconoscibile e per questo è uno dei più ricercati sintetizzatori vintage utilizzato in diversi album dei Tame Impala ma anche in molti album classici dei Tangerine Dream e di George Duke.

Yamaha DX7

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Il DX 7 è stato il primo sintetizzatore con un’architettura interamente basata sulla sintesi FM e quindi digitale. Probabilmente non è stato un synth che si è distinto per facilità d’uso, al contrario pare che fosse tristemente noto proprio per la difficoltà di programmazione, ma oltre ad essere passato alla storia per i suoni toni percussivi e metallici (possibili solo con la sintesi FM) è stato il primo ad essere compatibile con lo standard MIDI.

Roland 303

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Lanciato nel 1982, il 303 è stato originariamente creato per essere un “compagno di basso” per la drum machine 606. Ai tempi non riscosse un grande successo ma qualche hanno più avanti è diventato ricercatissimo tra i produttori di acid house e techno per il suo step sequencer ed il suono del suo filtro, per questo motivo tutt’oggi è uno dei synth più ricercati nel mercato vintage.

Il Roland 303 è uno dei primi sintetizzatori a funzionare solo tramite la programmazione, era infatti necessario programmare un pattern nel sequencer per ottenerne un suono, ma una volta fatto si riconosce subito il timbro che ha caratterizzato molte delle produzioni di Fatboy Slim e Aphex Twin.

Roland JUNO-106

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Molti potrebbe storcere il naso per l’inserimento del JUNO-106 in questa lista, gli appassionati di sintetizzatori vintage affermano infatti che il JUNO-60, più vecchio di questo, ha sicuramente un suono più incisivo e pieno. La presenza del 106 nella lista dei più importanti di sempre (o forse innovativi) è determinata principalmente dal fatto che l’integrazione con lo standard MIDI fu la più avanzata per l’epoca, parliamo infatti del supporto ai 16 canali ed una memoria che poteva memorizzare ben 128 patch. Insomma, forse il suono non è degno di nota ma probabilmente questo sintetizzatore ha fatto da apri-pista a quelle che sono le moderne workstation.

Doepfer Modules

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L’ultimo synth di questa lista non è tecnicamente un vero sintetizzatore, piuttosto si tratta di un sistema di moduli che uniti formano un synth. Doepfer è stato il primo produttore ad utilizzare lo standard Eurorack, un rack che permetteva ai singoli moduli di unirsi in modo molto più compatto.

FUORI LISTA

Yamaha CS80

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Lo Yamaha CS80 è stato lanciato nel 1976, in corrispondenza del lancio del Prophet 5. Per le sue caratteristiche sonore ha artisti del calibro di Vangelis (onnipresente in Blade Runner), Chicago, Jethro Tull, Kraftwerk, Simple Minds, Paul McCartney, Brian Eno, Toto, Jean Michel Jarre, Rick Wakeman, Stevie Wonder, e Tony Banks of Genesis.

Considerato il primo vero grande sintetizzatore della casa giapponese, integrava una serie di importanti funzionalità come 8 voci di polifonia, memorizzazione delle patch e aftertouch polifonico. Da un punto di vista sonoro era in grado di generare suoni di archi analogici, brass e pad che sono diventati presto un marchio di fabbrica per molti artisti: difficile non tenere in considerazione l’apporto in “Blade Runner” o ne “L’ammutinamento del Bounty” di Vangelis come anche in “Dune” dei Toto. La caratteristica che ha reso i suoni di questo synth così potenti era un naturale “detuning”! Sfortunatamente, l’uscita del CS80 è coincisa con quella del più programmabile ed economico Prophet 5, ed è per questa ragione che abbiamo voluto dedicargli un fuori lista.