Della definizione tecnica dello standard ne abbiamo parlato nell’apposita sezione adesso cerchiamo di capire, praticamente, che vantaggi abbiamo e come utilizzare col nostro software questo particolare formato.

Innanzitutto è bene sapere che tramite il midi il nostro lavoro di composizione e di esecuzione sicuramente sarà più semplice, trattandosi di semplici impulsi che vengono poi tradotti in funzioni, ogni singola nota, come anche l’intervento sul pedale di sustain o sul controller della modulation e del pitch della nostra tastiera master, potranno essere successivamente ottimizzati, questo significa che se abbiamo suonato una nota sbagliata possiamo metterla a posto sia in termini di notazione che per la dinamica con la quale abbiamo premuto il tasto, per quanto abbiamo tenuto schiacciato il pedale sustain, di quanto abbiamo ruotato la manopola della modulation o del pitch bend.

Il sistema MIDI è fondato sull’utilizzo di canali indipendenti (16 per ogni modulo sonoro di cui il 10, nello standard GM, è interamente dedicato alle percussioni) ed è quindi in grado di inviare più suoni contemporaneamente, ogni suono con le sue caratteristiche timbriche etc. Questo significa avere la possibilità di creare arrangiamenti più completi e dettagliati per un pezzo, introducendo così il concetto di multitimbro.

Nella figura in alto si evince che questa traccia è sintonizzata sul canale 1 (chn), riceverà gli impulsi midi da tutte le periferiche d’ingresso (in: all midi inputs) e lo farà uscire su una periferica esterna al computer (out: Creamware Midi in/Out) prenderà i suoni dal banco 1 (bnk: 1) e suonerà il 15esimo suono del banco (prg: 15) che in caso di banco GM corriponde alle Tubular Bells.

Adesso, fortunatamente, non si è più limitati ai 16 canali, a meno di non restare confinati allo standard dei 128 strumenti del General Midi… Cubase Sx permette di assegnare il valore ANY al parametro CHN, questo tuttavia si può utilizzare solo se andiamo a pilotare strumenti esterni come Vsti, synth o altro… vedremo tuttavia che, in fase di esportazione, per creare un file midi compatibile con il banco General Midi (che è poi lo standard di tutti i computer) dobbiamo attenerci alla rigida divisione dei canali; maggiori dettagli nella sezione Esportazione.

E’ bene precisare, e perdonate l’ingenuità ma è pur sempre una guida per principianti, che per utilizzare il formato midi dobbiamo per forza di cose lavorare con periferiche midi come tastiere master (tastiere che non hanno alcun suono e che servono esclusivamente per pilotare suoni esterni), synth o piani digitali… inutile quindi tentare di far suonare il violino del banco general midi con la propria chitarra in quanto non è una periferica che dialoga con protocollo midi ma produce esclusivamente segnale analogico.

Per quanto riguarda la scelta di una tastiera midi master vi rimando alla sezione hardware

I controller di cui parleremo maggiormente in tutta questa guida sono quelli relativi alla modulation, al pitch bend, al pedale sustain ed alla velocity (la dinamica), del resto sono quelli che si utilizzano maggiormente durante l’esecuzione… parleremo anche di come impostare particolari controller per strumenti come l’hammond e via discorrendo.